Dopo secoli che l'avevo scritta ecco che ho ripescato la finta-recensione di un film d'avaguardia. Pubblicato su un vecchio numero (no, non mi ricordo quale) della sfortunata fanzine "AnomaliE"...
Gli improperi dell'oriundoEcco un film che ho recentemente visto e che tutti voi sicuramente conoscerete:
Gli improperi dell'oriundo (Francia, 2003). Sapevo già dall'inizio che il film sarebbe durato cinque ore ma ho voluto comunque spendere i classici 7,20€ per poter valutare con i miei occhi le votazioni discordanti delle più blasonate riviste cinematografiche.
Il film inizia molto bene, introducendo lo spettatore nella poetica Baviera post-nucleare di fine millenio.Quì il nostro protagonista, un ex-vagabondo convertitosi alla coltivazione di tuberi termoionici (una gradevole punzecchiata del regista verso alcuni clichè tipici del cinema francese), lotta contro le nuove leggi statali sull'agricoltura che gli vietano di usare insetti per scacciare i parassiti.
Anche quì la pellicola trasuda arte, gli insetti utili vengono presentati con un commovente controluce al tramonto, mentre sono intenti ad abbattere un elefante a testate.
Nelle successive quattro ore e mezza, su cui non vi anticipo nulla, succede qualsiasi cosa. Si, perché anche l'amore è uno dei temi portanti dell'opera. E sarà l'amore a portare a compimento il fine del protagonista, attraverso una serie di eventi che potrebbero far storcere il naso a quei puristi che tanto hanno apprezzato la verve romantica di "L'esorciccio". Tanto per citare un esempio, alla proiezione a cui ho assistito, un quarto del pubbilco è immediatamente corso in bagno a vomitare.
Questa è arte, gente.
Appagante infine quella che rimarrà una scena clue nel cinema mondiale. Quella scena madre dove lo zio della ragazza del protagonista insegue lo stesso lungo la Muraglia Cinese bestemmiando e brandendo il membro di un cavallo adulto a mò di manganello. La scena dura tre quarti d'ora e merita da sola la visione del film.
Per concludere devo dire che questo lungometraggio mi ha lasciato un po' stranito ma, in fin dei conti, soddisfatto.
Il mio giudizio non può che essere: una merda.